Questa settimana, la notizia di uno scherzo realizzato da due ragazzi californiani (link) ha evocato uno dei miei film preferiti. Questi hanno abbandonato un paio di occhiali in una stanza vuota all'interno di un museo di arte moderna e il pubblico si è comportato come se l'oggetto fosse parte della collezione. Ed ho realizzato questa illustrazione a colori, un poster celebrativo e citazione del film commedia "Vacanze Intelligenti", diretto e interpretato da Albero Sordi con Anna Longo: racconta nel modo più vero ed esilarante il disagio di fronte all'aspettativa dell'opera d'arte, soprattutto quella moderna.

Quel disagio, che può sfociare nel complesso d'inferiorità e nel rifiuto, è qualcosa di cui non vergognarsi. Talvolta è proprio questa dissonanza, l'effetto che l'artista vuole evocare.
L'arte è una cosa piccola, può bastare un gesto od un oggetto comune. L'esperienza può lasciare spesso attoniti, perplessi o indifferenti. E' la famosa provocazione della fontana orinatoio di Duchamp della quale il filosofo Stephen Hicks dice:

"L'artista non è un grande creatore - l'opera non è un oggetto speciale - l'esperienza artistica non è esaltante e nobilitante... nel migliore dei casi è confusionaria e lascia spesso disgustati. Utilizzando l'orinatoio, il messaggio dell'artista è evidente: l'Arte è qualcosa su cui puoi pisciare. »

Non c'è quindi da vergognarsi se non si comprende l'opera d'arte o se viceversa si scambia un comune oggetto per tale. Perchè forse tutto è arte e nulla lo è. Come è accaduto questa settimana allo scherzo - finito su tutti i giornali - dei due diciassettenni che in precedenza si sono divertiti a confondere anche un cestino della spazzatura, e un cappellino da baseball nel museo Moma di San Francisco (link). Con il risultato che il pubblico ha fatto la coda per ammirare le finte opere.

E come viceversa le vere opere esposte alla biennale del 1978, quella nella visita - con esito esilarante - del film "Vacanze Intelligenti". L'ironia del film, nel rappresentare il disagio di fronte all'arte contemporanea, oscilla diplomaticamente tra l'ignoranza dei personaggi e il minimalismo visivo delle opere d'arte. Tra l'altro le opere che si vedono nella finzione della commedia - con il commento della guida che le racconta con parole forbite quanto vuote di significato di fronte agli sguardi attoniti dei personaggi - sono quelle reali dell'edizione della biennale; come il muro di Staccioli.